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giovedì 21 giugno 2018

Il rispetto dei colleghi

Cosa potranno mai avere le mie care colleghe da ridire, loro che hanno contratti a tempo indeterminato e da almeno un decennio, a me, cui è stato proposto l'ultimo rinnovo possibile per un'altra manciata di mesi? Quale enorme fastidio questo può dare loro?
Secondo me nessuno, in teoria. Infatti non concepisco nemmeno lontanamente che un essere provvisto di buon senso e in una condizione migliore possa contestare il fatto che a una collega che si trova sempre tra la porta d'uscita e la scrivania sia concesso di lavorare ancora un po'. Ebbene qui succede anche questo. Si ha talmente paura di perdere i propri privilegi, pure quando si è intoccabili, che tutto diventa un fastidio. La collega precaria, ma più qualificata, che lavora a testa bassa e  cui non si potrà mai fare un contratto vero (e qui ci sarebbe una grandissima parentesi da aprire) diventa la minaccia. E si fa scudo contro di me, come se rappresentassi sempre un problema e mai una risorsa da cui attingono abbondantemente. Ignoranza. Invidia. Piccolezza. Quello che volete. Oggi mi sono ritrovata a dover dire che mi fermerò ancora qualche mese, e l'ho fatto quasi giustificandomi per la mia presenza, sperando di non dare fastidio. Hanno accolto la notizia con malcelato disgusto, senza gioia. 
Si credono delle belle persone e mai il dubbio le sfiora.

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