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mercoledì 13 aprile 2016

La gonna ammalata

Si si, ho scritto proprio gonna ammalata. Ve la ricordate la scena del film Bridget Jones in cui la protagonista indossa gonne sempre più corte per far colpo sul capoufficio, fino a quando questi le chiede se sua la gonna, ormai cortissima e quasi invisibile,  fosse per caso rimasta a casa in malattia? Qualche settimana fa, primi giorni del nuovo lavoro, ufficio. Gelo, pioggia e vento. Entra la mia collega, mi saluta, si siede alla sua scrivania.  Ogni tanto si alza, si risiede. Poi mi dice: "Cara novizia, oggi assumerò delle posizioni un po' strane, non ti preoccupare". Mi  giro (lavoriamo di spalle) e la scruto con aria interrogativa. Cara collega, è l'alba di una prima settimana difficile, cosa cazzo stai dicendo? "Cara collega, quale è la fonte della tua spinta motoria? Hai forse un po' di sciatica?", chiedo. No, certo che no. Niente sciatica. Che vi aspettavate? Ma ancora ci credete alle risposte razionali, alle spiegazioni plausibili? Qui tocca sempre deludervi a furia di  badilate di triste realtà.
Tenetevi forte, perché, come dicevo nel post precedente, nulla è gratis a questo mondo: vuoi un qualsiasi lavorino pagato malino, a tempo determinatino, dove tocca farsi il culino e sicuro non ti rinnoveranno mai il contrattino? Tiè, accontentata, ma mo' ti becchi pure la solita razione di polpette indigeste di nonsense e stridore di neuroni, devono aver pensato gli dei che tanto  hanno a cuore la mia sanità mentale.
"No, è che con queste scarpe non mi entravano i leggins, quindi non li ho messi, ho messo solo i collant". Abbasso lo sguardo e noto che si, effettivamente il maglione c'è, le scarpe pure, il collant velato anche. Mancano appunto i pantaloni. Che però sono assenti giustificati perché non entrano nelle scarpe. Certo. Annuisco, mentre lei cerca di sistemarsi il maglione per coprire il copribile.
A questo punto la domanda sorge spontanea: " Perché non cambiare scarpe? Perché non mettere una gonna? Perché mai presentarsi al lavoro senza un capo di vestiario che presso certe culture, tipo la nostra, si ritiene necessario? Ma soprattutto, perché fare tutto questo se manco c'è un capoufficio da sedurre?".
Ah, fossi una povera ingenua queste domande avrei anche cercato di farle alla diretta interessata. Ma siccome ho imparato che lottare contro i mulini a vento è tanto utile quanto sperare di combinare  qualcosa di mediamente accettabile nella vita lavorativa, ho tirato fuori il sorriso che rivolgo ai pazzi e  ho semplicemente detto: "Ah, ecco", mentre dentro di me un altro piccolo pezzo di fiducia e speranza nell'umanità mi lasciava per sempre.

1 commento:

Micol ha detto...

Sto morendo Brioche, devo scrivere velocemente e correre a fare la pipì.
Ma dove diavolo vivi ce lo vuoi dire??? o sei tu che sei calamita per i matti??
...ma poi, a voler scendere nei dettagli.. perchè non mettere prima i legghins e poi le scarpe per esempio?
Vabbè, comunque felice di rileggerti e sopatutto di rileggerti lavoratrice seppur determinatina e sottopagatina - foreva!!

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