Pagine

mercoledì 18 novembre 2015

Secchiona a me

Arrivo trafelata, come al solito in ritardo. Col mio eskimo da passeggiata col cane, i vestiti presi alla cieca e la cipolla in testa da capello ingestibile. Ma, in fondo, chissene.
Lancio la mia borsa sul tavolo, raccolgo i quattro fogli svolazzanti che mi servono per prendere appunti quando non ho abbastanza sonno e raccatto la mia matita smangiucchiata che nel frattempo mi è già caduta in terra 2 volte. Mi svacco e ascolto con un orecchio il relatore, mentre con lo sguardo sono impegnata a cogliere informazioni decisive sul cellulare: il meteo.
Sono distratta, rispondo solo delle mie funzioni vitali primarie,  ma non tanto da non sentire lo stesso relatore ripetere per tre volte in due ore il medesimo concetto, a suo dire fondamentale, e fracassare i maroni per non sbagliare.
Vedo però che la persona a fianco a me sbaglia in pieno. Con un atto di pietas e solidarietà le faccio notare quello che il tipo ha appena ripetuto, per correggersi.
Morale della favola: mi becco un infastidito "ma tu sei una secchiona" dalla signorina precisetta, col blocco per gli appunti da vera professionista, le matite schierate e il cellulare usato per registrare e fotografare ogni dettaglio, e soprattutto,  fornita di una faccina attenta e dell'atteggiamento partecipe da prima della classe. Non ha smesso un secondo di annuire e scrivere.
Secchiona a me.
Niente, io la gente non la capirò mai.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...