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martedì 21 aprile 2015

Le promesse da agenzia interinale (all'estero)

Ricordate questo post? Vi parlavo di un colloquio con un'agenzia interinale estera, che mi aveva contattato per imminenti offerte di lavoro. Ricordate poi questo post in cui vi domandavo se era o meno il caso di ricontattare dopo un incontro? Per una volta ho deciso di ascoltare i miei amici stranieri, che ritengono il chiamare un atto di dimostrazione d'interesse imprescindibile. Diamine, se vogliamo prendere quest'esperienza della disoccupazione (chiamiamola eperienza, che fa tanto stato transitorio...) come un caso-studio sociale, allora bisogna analizzare il fenomeno fino in fondo. Ok, l'ho fatto coi miei tempi (sono passate svariate settimane), ma mi son fatta forza.  Ricordiamo che questi dell'agenzia interinale "Daje" mi erano sembrati entusiasti e seriamente convinti di trovarmi un'occupazione in men che non si dica, tra l'altro! La tipa mi aveva parlato di un tempo previsto per i primi contatti con il datore di lavoro di un paio di settimane. Passate abbondantemente. Checcazzoèsuccessoallora?
Dai, la verità la sappiamo. Ed è già scritta in quel post di ormai un mese e mezzo fa. Quella proiezione di lavoro per cui sarei stata la candidata ideale non esiste, se non nelle parole della recruiter. Le altre mille opportunità alternative per impiegare il mio talento inutilizzato nemmeno. Lo sapevo già? Certo, ormai ho fiuto. La fetecchia l'annuso ancor prima che tentino di rifilarmela.
Allora perché ho chiamato? Perché mi sono stufata di sentirmi dire che "non spingo abbastanza", che "devo dare dimostrazione d'interesse". A che serve? A sentirsi dire queste testuali parole: "Non c'è nessuna posizione adatta al tuo profilo. Casomai ci facciamo risentire noi". E sticazzi. Ricordo ancora che mi hanno contattato loro parlandomi di aperture imminenti per le quali sarei stata la candidata perfetta, nonché quella in cima alla lista delle persone da contattare. Sehhh........
Tutti contenti a questo punto? Bene. Ho fatto quello che si ritiene essere "il mio dovere".
Solo un paio di altre questioni a corollario, utili alla nostra analisi:
- Perché chiamare un disoccupato (che neanche ti aveva contattato) per proporgli un lavoro se non  hai piena certezza, non dico di impiego, ma perlomeno di esistenza del posto di lavoro?
- Perché mostrarsi convinti e non precauzionalmente possibilisti?
- Perché non avere la decenza di richiamare e dire che forse si è un po' esagerato con le previsioni-praticamente certezze?
- Perché tanta leggerezza con le aspirazioni delle persone, con la loro fragilità, con la loro precarietà?
Sinceramente, non era un po' più cauto fare solo un incontro, verificare le disponibilità e competenze e lasciarsi senza impegno? Se poi si riesce a trovare qualcosa, tanto di guadagnato! A che pro fanno promesse ? Penso a chi è disperato, a chi ci si affida e mi vengono i brividi.
Davvero mi sfugge la logica, avete un'idea? Che ci guadagnano a fare questo?
Intanto l'umanità ce la stiamo proprio scordando.


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