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mercoledì 22 aprile 2015

Ho detto no all'Expo

Qualche mese fa, sull'onda della promessa di imperdibili offerte di lavoro, ho mandato anche io la mia candidatura per l'Expo
Sono stata contattata per la posizione di hostess (avevo mandato circa una quindicina di application per svariate posizioni, tutte comunque in linea con il mio curriculum e le mie esperienze pregresse). Mi presento quindi a Milano per la prima selezione, effettuata in una delle sedi dell'agenzia interinale che a quanto pare ha il monopolio per l'evento. Il nostro scaglione, circa 30 persone, è composto da ragazze e ragazzi di un'età media di 30 anni ad occhio, tutti laureandi e laureati, in grado di parlare una o più lingue straniere.  
Dopo una generica presentazione sull'Expo, ci viene chiesto di alzarci e a turno di presentarci in inglese, e possibilmente in un'altra lingua.
A questa prima prova segue un gioco di ruolo e infine un test d'inglese su pc. Il tutto dura circa tre ore. In ultimo è lasciato spazio alle domande. Qualcuno chiede timidamente delucidazioni su orario e stipendi. Si parla sempre di lordi e di orario full time, ma incalzando un po' le recruiter la reale proposta è un contratto a tempo parziale, a 30 ore, compresi festivi e weekend a circa 800 euro netti. Ma non sanno dare una cifra precisa, dipende dal cliente dicono. Niente possibilità di ferie (saranno accumulate e poi contabilizzate alla fine del contratto). Ci viene fatto notare anche che però la maggiore parte delle offerte forse saranno per un contratto part-time, a 24 ore: fate voi i conti per il salario, ci dicono
Si, sono pochini i soldi, ammette qualcuno. 
La risposta della responsabile è questa: "Ma lo sai che in Italia c'è gente che fa stages gratis?" Si, lo sappiamo, cara: è il dramma dei nostri tempi. Siam qui perché speriamo in un lavoro pagato decentemente. Ma inutile rifarsi su questi dell'agenzia. Parlano per il loro cliente, pare: è lui che fa il prezzo per il nostro lavoro. Mi guardo intorno, c'è chi si sta facendo due conti. Chi sembra ancora agguerrito, chi invece scuote la testa. 
Finita così? 
No, il cliente vuole sceglierci personalmente. Ci ricontatteranno.
Passo la prima selezione e vengo nuovamente invitata a Milano per il confronto col datore di lavoro. Non posso partecipare perchè mi trovo all'estero (sempre a cercar fortuna). Pace.
Mi ricontattano per farmi un colloquio Skype: il cliente vuole conoscermi. Accetto. Spero sia per un'altra offerta, magari migliore.
Una chiacchierata, un po' in italiano un po' in lingua straniera, cinque minuti e via.
Il giorno dopo arriva la notizia: sono stata selezionata. Due lauree e 4 lingue, ce l'ho fatta.
Arrivano i primi documenti da riempire, i primi moduli. E quel VI livello CNAI per una retribuzione lorda full-time di 1162,33 EURO. Ah, siamo alle solite, penso. Mi contattano di nuovo, a telefono:"Si quella è la retribuzione lorda e per il full time. Il tuo invece è un contratto per 30 ore: fai tu il netto."
E io, in tutta onestà, valuto bene pro e contro (per puro scrupolo) e realizzo che con quel netto a campare non ce la faccio. Fatti due conti (trovare una sistemazione nelle vicinanze, mezzi di trasporto, sostentamento), la situazione non è sostenibile. Mi domando per chi lo sarebbe...
Poi possiamo sempre fare il sacrificio di lavorare per sei mesi per la gloria, per il grande evento internazionale che porterà lustro all'Italia. Magari attrezzandoci con tenda e fornelletto da campeggio.
Per il nostro futuro, invece, ci si penserà poi. Chissà se arriverà, questo poi.
Io ci provo, a tornare in Italia, ma proprio non riesco ad accettare tutto questo.
E se leggo sul maggiore quotidiano  italiano: "Turni scomodi per lavorare all'Expo. Otto su dieci ci ripensano" mi sembra che il nostro futuro ce l'abbiano proprio rubato e svenduto per fare titoli facili, dare risposte convenienti a domande profonde e sempre irrisolte.
No, non si tratta di orari scomodi. Non si tratta di ferie.
Si tratta della differenza che passa tra vivere e sopravvivere.
Io la vedo, voi?

17 commenti:

Anonimo ha detto...

Dopo essermi addormentato ieri sera con un servizio osceno del Tg4 sulla questione (a volte mi voglio del male, ok), stamattina ho scoperto che la questione dell'80% di bamboccioni che rifiutano un contratto da 1300 netti al mese era su molti giornali e siti. Così ho passato la mattinata a contribuire con la mia storia, a leggere opinioni come la tua e scoprire così che in questa situazione ci siamo ritrovati in molti.
A un certo punto, col passare delle ore, la rabbia per quel marchio infamante di "generazione non abituata al lavoro" si è trasformata in desolazione e sconforto: a che servirà leggere tutte queste storie? Anche se il Corriere uscisse domani con una rettifica e magari un'inchiesta giornalistica seria sulle condizioni lavorative offerte, sulle tempistiche delle chiamate (alle 17.00 per convocarti l'indomani mattina alle 9, da qualunque parte della penisola tu provenga). a che servirebbe?
Poi ho pensato che forse in un altro Paese, o in un'altra epoca, un altro mondo, i lavoratori stessi dell'Expo avrebbero cominciato il 1°Maggio con uno sciopero per denunciare la situazione umiliante in cui loro stessi sono stati assunti. Ma no.. ma perché dovrebbero farlo? Ma potrebbero farlo, poi? E allora l'unica cosa che mi resta da pensare è che forse la cosa buona di questo fatto, l'unico aspetto positivo da poter trovare nella vicenda è proprio quell'80% di rinunciatari dell'ultima ora, è quella maggioranza di lavoratori che per un motivo o per l'altro non si è piegata a queste condizioni. Forse dietro di noi ne saranno veramente arrivati il doppio, pronti ad accettare qualsiasi condizione (magari perché abitando in famiglia vicino Milano possono evitare il grosso delle spese: 500euro al mese per una stanza, non un alloggio), ma è successo. Forse per la prima volta, o una delle prime volte, un'organizzazione di incapaci che puntavano sul fatto di poter proporre qualsiasi cosa, in qualsiasi momento, attingendo da un bacino di disperati sterminato, s'è ritrovata a fare i conti con la questione.
Sì... è solo una speranza la mia, un modo parziale di vedere le cose, forse una balla che mi racconto per trovare un senso a questa storia, ma in qualche modo bisogna pur andare avanti.

Brioches ha detto...

Caro anonimo,
per prima cosa grazie mille per il tuo commento. Mi sento soprattutto di ringraziarti perchè hai espresso con lucidità disarmante ciò che penso, e che, a questo punto, inizio a sperare pensino in molti (o almeno sempre di più). Molto spesso, anche scrivendo qui sopra, mi sono sentita, nel mio piccolo, in dovere di ribadire concetti come la dignità del lavoro, la necessità di rifiutare soluzioni avvilenti, accettate solo per poter aggiungere una riga sul cv, di fronte a chi trova queste cose normali, addirittura giuste (bisogna fare la gavetta: si fino a quanti anni?). Meglio una sana disoccupazione, allora, di questa assurda guerra tra poveri. Ancora leggo dei commenti sotto gli articoli del Corriere (mi spiegano poi un giorno dove si documentano) e del Fatto (che non si prende la briga di verificare le fonti, soprattutto se la fonte è il Corriere) che mi fanno rabbrividire: non avete voglia di lavorare, volete la pappa pronta. Come cambiare questa mentalità? Grazie al cielo qualcuno nella storia si è ribellato e ha iniziato a ragionare , sennò mi sa che staremo ancora alle corvées, tutti servi della gleba. Forse è il nostro turno, nel nostro piccolo. Ma forse, come te, nutro una speranza eccessiva. In qualche modo troveranno altri disposti al sacrificio. (Mi vengono in mente quelle centinaia di persone arruolate come volontari e mi viene in mente solo una domanda: perchè lo fanno?). E il primo maggio tutto comincerà senza troppi scossoni (con operai che lavorano in non si sa bene quali condizioni per portare tutto a termine) e staranno lì a farsi i complimenti a vicenda, con italico orgoglio. Magari ci passerò, all'Expo. Magari andrò anche a vedere il padiglione a cui ero destinata. Chissà se riconoscerò qualcuno dei ragazzi che ha passato le selezioni con me.
Spero, come te, che in tanti abbiano avuto la voglia-forza di dire no, e che quell'80% di cui si parla non sia la solita propaganda, il dato buttato lì a caso per far vedere quanto siamo bamboccioni, ma l'inizio di un cambiamento.

Anonimo ha detto...

Ciao Brioches, devo ammettere che subito dopo aver letto il tuo post, stavo per scriverti "... è comunque una esperienza di lavoro che ti arricchisce... le aziende che assumono malgrado, i titoli di studio devono formare... bla bla bla...". Ma ho cancellato il reply dopo averlo scritto.
Dopo aver letto di te.
Dopo aver letto i posts.
Tutti.
Indendiamoci, le parole che -non ho- scritto sono cose che penso, ma che non possono essere generalizzate e non valgono per te come per molti altri, non meno dello stereotipo che tutte le aziende siano sfruttatrici. Esisteno aziende che vogliono crescere e cercano di farlo condividendo con tutto il team obiettivi, sforzi e risultati; cercano di farlo a dispetto di tutta la burocrazia, dell'indolenza amministrativa e della reputazione internazionale dedicata a noi italiani (come tu hai spesso espresso in questo blog).
Ste ;)

Anonimo ha detto...

Di solito mi colpisce il tuo stile ironico, che apprezzo molto.
Invece questo post mi ha fatto un effetto diverso. Rimango amareggiato, certo, ma non in modo artificiale in quanto il tono che usi è molto pacato e distaccato.
Se solo gli articoli di giornale fossero tutti cosi! Intendo dire, se facessero passare l'informazione senza aggiungerci quell'eccesso di tinte emotive che alla fine ti occupa la mente e l'energia mentale.
Continua a scrivere, lo fai cosi bene! Se ti piace, potrebbe essere la tua professione. Sul serio!
Saluti

Brioches ha detto...

Ciao Ste,
grazie per il commento. E grazie per esserti preso/a il tempo per leggere un po' questo blog e quello che racconta, anche se in fondo la mia è solo una storia come tante. Mi fa piacere che tu abbia evitato il commento che mi aspetto di solito, quello del "in fondo è un'esperienza", perchè un po' mi avrebbe fatto pensare di non essere riuscita ad esprimermi al meglio in quello che penso e credo. Sai, alla fine in tutti i miei post, credo di ribadire sempre lo stesso concetto, declinato in varie forme, ossia quello di avere accesso a una vita dignitosa. La parola "esperienza" è interessante, ambivalente: cose brutte e cose belle, che ti fanno crescere, non c'è dubbio. Ma il lavoro, lo sappiamo bene, non può limitarsi ad essere esperienza: deve, prosaicamente, anche dare da mangiare. Permettere di sognare il futuro, e magari metterlo anche un po' in pratica. Soprattutto dopo averne fatte tante, di esperienze...;-) Se poi il presente che ci tocca è quello dei contratti a durata limitata, di per se già un'esperienza, ciò non toglie che debbano essere giustamente retribuiti. Il nostro lavoro (tempo, energie, conoscenze) ha sempre un valore!
Non credo poi che tutte le aziende siano sfruttatrici, anzi, ce ne sono certe capaci di valorizzare la propria forza lavoro, dallo stagista ai quadri! Magari ne esistessero di più, hai perfettamente ragione!
Il caso dell'Expo però trascende un po' la logica dell'azienda illuminata che cerca di darsi da fare, converrai con me. E i giornali raccontano una storia, che come ha ben scritto il commentatore anonimo sopra (tra l'altro in un gran bell'italiano! Dicci almeno il tuo nome!!) non può che creare ulteriori incomprensioni, giustificazioni maldestre a questioni francamente più complesse (non siamo tutti bamboccioni, per capirci).
Dopo questo lungo papiro spero di rileggerti presto e ancora grazie per lo spunto di riflessione ;-))

Brioches ha detto...

@Anonimo2: e un nome alle tue parole ce lo mettiamo?dai! almeno un nick, che qui poi tra anonimi diventa difficile distinguervi! :D Grazie per le belle parole, davvero. Magari un giorno vinco qualche bel milioncino (???) e poi campo solo di blog, giuro ;-))

banjoloz ha detto...

Testimonianza interessante, pensavo di linkare questo post ad uno che sto scrivendo.
Comunque l'articolo di cui tutti parlano è apparso sul Corriere della Sera, la Pravda dell'Expo, quindi non c'è da stupirsi.

Anonimo ha detto...

Ciao Brioches.
[OT]. Leggere i posts uno dopo l'altro è stato come bere un bicchier d'acqua, tutto d'un fiato, dopo una lunga corsa. Leggerti è coinvolgente e la sensazione che lascia è del tutto simile a quella di un libro, del quale non vedi l'ora di leggere il capitolo successivo. Senza essere addetto ai lavori, bensì semplice lettore, penso che il tuo scrivere potrebbe davvero diventare un apprezzato (leggi remunerato) lavoro. Ma cosa ne è stato di quei 196 posts in attesa di essere pubblicati? Ste ;)

sognoaustraliano ha detto...

VERGOGNA. Vergogna.
Spero di non essere mai piu' costretta a fare un colloquio in Italia, mi hai ricordato il niente di quelle selezioni...
Troppi "fai tu", troppe imprecisioni. :(

Brioches ha detto...

@Banjoloz: Ciao e benvenuto! Mi farebbe piacere se tu facessi il link al mio post, senz'altro. Almeno che si sappia che le cose non stanno proprio come le raccontano. Si, il Corriere veramente è una grande delusione, nulla da stupirsi, ma diamine, un po' di serietà! E il Fatto poi che lo riprende, pari. A presto!

Brioches ha detto...

@Ste: grazie dei complimenti, ma quello di cui parli è un bel sogno! Per quei post in bozza, la risposta, è, tra le righe, qui:http://diamoglibrioches.blogspot.com/2014/11/scelte-sostenibili_13.html?showComment=1429800295428#c8421761542628434341

@Sognoaustraliano: si, è abbastanza deprimente, ma non è una novità. Magari un giorno mi farò forza e cambierò continente, come hai fatto tu, che magari incontri altre difficoltà, ma ti sei lasciata alle spalle questa roba...;-)

Gattospaziale ha detto...

Ciao.
Una notizia buona.
Noi persone di mezza età sane di mente e di corpo non abbiamo creduto nemmeno per un istante alla propaganda dei milletrecentoeurobenedettisantissimi.
Tranqui.
Puzzava di carogna lontano un miglio.

Seconda notizia - pessima.
C'è chi fa proposte a quarantenni con esperienza decennale nel tale settore con livello stipendiale da neo diplomato. È pieno.
Quindi, regolatevi e prendete le vostre contromisure perché no, non finirà mai.

Sara ha detto...

Io sono della generazione del "pacchetto Treu", cioe'tra quelli che hanno sperimentato per primi un modello lavorativo precario e sottopagato.
Mi dispiace dirlo, ma in Italia e'mancata la solidarieta' tra le generazioni, chi i diritti li ha avuti, forse anche oltre misura, ha assistito compiaciuto al sacrificio delle generazioni sucessive, colpevoli forse di essere solo piu' giovani!
Ad oggi dopo 15 anni di lavoro in un ministero, con una laurea e una specializzazione, sono subordinata a colleghe che hanno un diploma, ma piu'anzianita' di me.

Anonimo ha detto...

Condivido in toto quanto hai detto....
Io mi sono trovata senza lavoro a 45 anni, con laurea..... esperienze varie... multinazionali.... ecc. ecc. e tutte le altre belle cose che si sentono ripetere in giro.
Non mi sono arresa, ho girato tutte le agenzie interinali e il panorama è desolante, ragazze che non sanno nemmeno di cosa stanno parlando; annunci per la maggior parte fasulli. Cosa fai, te la prendi con loro? Saranno anche loro stagiste..... che dopo 3 mesi saranno sostituite a loro volta da altre stagiste.
Ho avuto la possibilità di collaborare un uno studio di consulenza; non volevano sganciare nulla, nemmeno un rimborso spese..... che faccio? esperienza a 45 anni dopo 20 anni di lavoro? Queste personcine fatturavano sostanziosamente ai clienti il lavoro che facevo.
Ad un certo punto ho trovato il coraggio di ribellarmi di dire basta....sono rimasta a casa e 2 settimane dopo ho trovato lavoro!!
Per questo dico che non bisogna mai arrendersi, mai sottomettersi a prevaricazioni ed ingiustizie...

Anonimo ha detto...

ciao brioche, hai ragione non mi ero firmato (sono il primo anonimo), mi chiamo Luigi. La mia storia era molto simile alla tua. L'ho scritta molto succintamente in una lettera pubblicata su facebook (dal profilo di mia sorella, ché io manco ho un account, figurati!) che è poi stata ripresa da un quotidiano locale (quotidianopiemontese.it/2015/04/24/la-testimonianza-di-uno-dei-ragazzi-che-ha-rifiutato-il-contratto-di-mainpower-per-expo2015/).
In questi giorni, sopratutto dopo la pubblicazione di questa lettera che sembra sia girata un po' sui social, ho ricevuto molti attestati di solidarietà, che mi hanno sorpreso se non altro per il numero, ma anche delle critiche da chi invece pensava che avrei/avremmo dovuto accettare comunque e trasferirci sul luogo per non stare più a casa... vaglielo poi a spiegare che i miei avrebbero comunque dovuto continuare a mandarmi i soldi per mangiare. Però è vero, come dice un commento sopra, non c'è stata solidarietà tra le generazioni, e il grande regalo che abbiamo fatto ai "padroni" è proprio quello di averci potuto dividere fino ad atomizzarci, e offrire condizioni che tanti altri atomi potranno accettare, privandoci dell'ultimo potere contrattuale.
Non ho firmato io per manpower, ha firmato un altro. E magari non saprà il cinese come me (non lo dico per presunzione, ma per esperienza: cosa vuoi sapere al secondo anno di cinese all'università??), ma in qualche modo è dentro.
Oggi sono addirittura venuti a intervistarmi dei giornalisti di tv2000 (la tv della cei), per un programma sul lavoro a expo che andrà in onda domani pomeriggio. Ero sorpreso: un po' perché mi son chiesto come abbiano letto la mia lettera dalla loro sede di Roma (?!), e un po' perché dopo tutte le storie simili alla mia e anche peggiori (stage a 500euro, volontariato,..) lette in questi giorni mi sono ritrovato a pensare "beh alla fine poteva andarmi peggio, dai!"
Non credo servirà a molto. Insomma, mentre ti scrivo Bonolis ha iniziato la diretta per il galà d'inaugurazione in cui ha anche simpaticamente detto "benvenuti" in russo, cinese, e una tal "lingua dell'Africa". Non servirà a molto, ma è comunque un bene che se ne parli, anche se al di fuori dei media maggiori... Non ci faremo una rivoluzione, ma speriamo di svilupparci un po' di coscienza critica almeno...
Buon Primo Maggio! :)
(presto bisognerà creare un'altra festa per tutte quelle nuove identità contrattuali "atipiche" che stanno rapidamente diventando la maggioranza e che se son fortunate lavorano giusto nei giorni di festa come questo..)

AnarchiColf AnoniMa ha detto...

Io sono diplomata, parlo bene l'inglese perchè ho vissuto in Usa 4 anni, bella presenza, gentile, cortese e tutte le minchiate che ti chiedono per NON assumerti. Faccio la colf in nero (da una che ha fatto la terza media, ma ha impiego statale perchè è stata raccomandata dal marito ingegnere laureato Bocconi). Se per non sottomettersi a prevaricazioni ed ingiustizie, caro Anonimo del 27 aprile, bastasse aspettare 2 settimane a casa... Cara Brioches, la tua Marie Antoinette, c'è salita da sola sul patibolo o qualcuno che s'era stufato l'ha presa per i capelli e le ha segato la testa? Hai fatto bene ad andare via, forse anch'io me ne riandrò.

Brioches ha detto...

@Gattospaziale: Ciao! Non finirà mai dici? Potrebbe essere vero. Come potrebbe essere che un bel giorno tutti si renderanno conto che accettando proposte impossibili non si andrà da nessuna parte, e smetteranno di svendersi sul mercato del lavoro. Utopia forse. La mia contromisura nel mio piccolo l'ho presa. Dico no, e lo faccio pensando al futuro: ne meritiamo uno migliore. Grazie del commento e per non aver abboccato alle frescacce che raccontano...
@Sara: qualcuno ti dirà che "hai un lavoro e quindi non lamentarti", altra strategia del cavolo per schiacciarci ancora di più, come se il lavoro fosse una gentile concessione. Comunque, vero, non esiste unità e coesione per dire no, l'ho visto proprio in sede di colloquio Expo. Sinceramente credo ci fossero persone realmente attirate dall'offerta (per il solito sacrificio chiamato "esperienza" che continuano a richiederci anche dopo i trenta), che ora saranno lì, nel padiglione, a lavorare per poco tempo, per pochi soldi, per la riga sul curriculum. Certo, ognuno fa la sua strada, c'è chi sente di poterlo fare, di doverlo fare. Quando ce l'hanno messo in testa che tutto questo è accettabile?
@Anonima27aprile: Certamente viste le condizioni pessime in cui versa il Paese, due settimane per un lavoro sembrano quasi un miracolo, quando non dovrebbe essere così! Le agenzie interninali, vedi il post precedente, hanno già avuto modo di deludermi su più fronti.
@Luigi: ciao! :) Ho letto la tua storia, e siam proprio sulla stessa barca, non c'è che dire! Ho letto anche i commenti, e lì però mi arrendo perché non posso capire come si possa realmente avere perso di vista la visione d'insieme, quella che ci rende umani, solidali, capaci di reagire a tutte le brutture che ci sbattono in faccia. Pure io penso a quelli che hanno firmato e sono lì al posto mio, ma poi ricordo che semplicemente quello non è il posto mio. Non è il posto di nessuno, a quelle condizioni. Non "siamo dentro" come dici...E va beh, staremo fuori, ben piantati contro la corrente che ci vuole divisi e deboli. Non ne vado certo fiera e non ne faccio una bandiera, ma cavoli, qualcuno deve dire no al ricatto con cui ci tengono sotto scacco.
Essendo all'estero non ho seguito le varie cerimonie e autoincensamenti di chi crede di aver dato grandi opportunità al Paese, e forse questo mio distacco, fuori dall'Italia, mi aiuta a prenderne le distanze (e le misure) ancora meglio, non so.
Buon Primo Maggio anche a te! (anche quì, mi perdo il concertone retorico....)
Un abbraccio!
@Anarchicolf: In una parola: grazie. Qui lanciano delle briochine formato fetecchia (i contratti per Expo) e sembra arrivata la panacea di tutti i mali: impossibile non rifiutare tanto ben di Dio, secondo i soliti saggi che ci vogliono servi della gleba. Eppur qualcuno dice: "Enno' cari, la briochina ve la pappate voialtri"! Il popolo non ha pane, o almeno c'è chi ricorda della necessità di avere pane (delle rose poi ne riparliamo;)). Speriamo se lo ricordino in tanti...

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