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lunedì 9 febbraio 2015

Senilità

Da qualche tempo a questa parte hanno iniziato a chiamami signora. Non so cosa sia successo di preciso, ma temo di aver avuto un cedimento strutturale visibile a occhio nudo. Prima era  tutto un "tu", ora quando mi si rivolgono cerco sempre quella signora a cui parlano, e realizzo che quella là, beh, son proprio io. Mhhh. A quanto pare sto galoppando nelle praterie della maturità.
Poi ci sono le persone ben oltre la maturità che nelle sale d'attesa ti attaccano il bottone infinito della loro vita, e tu stai lì ad ascoltare tutte le loro magagne. Poi, finito di assorbire ogni energia residua d'ascolto e empatia, queste specie di asciugatutto emozionali se ne vanno via. Senza salutare. Dopo esserti passati davanti alla coda. True story. Ma io dico, chi cazzo me lo fa fare di starvi a sentire se non l'idea che forse non avete altri interlocutori e che un giorno magari sarò io quella ad ammorbare il prossimo con le mie storie di vita vissuta? In fondo, lo sappiamo, è tutto un dare e un avere. Ma non passerò avanti a nessuno, è una promessa.
Poi vado al supermercato e incontro un anziano tutto sorridente, intento a mettere via la sua piccola spesa. Non ha fretta. Lo seguo con gli occhi mentre si avvia verso la sua piccola utilitaria, sistema i sacchetti nel bagagliaio, e si mette alla guida, col suo berretto in testa, e con quell'espressione di felicità e serenità che capita raramente di vedere. In chiunque. Forse è allegro per questa piccola conquista quotidiana, l'indipendenza, la capacità di fare le cose da solo.
E mi si stringe, e molto, il cuore.
Niente, sto invecchiando.
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