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venerdì 20 febbraio 2015

Chiedetemi se sono felice

In un certo qual modo, e mi prendo qualche licenza di drammatizzazione, la disoccupazione porta ad essere considerati da alcuni come relitti della società. Ne vedo i contorni quando mi ritrovo costantemente a dover affrontare gli stessi sguardi di pietà misti ad apprensione e le solite domande insistenti, incalzanti: Allora hai trovato lavoro? Stai cercando? Niente di male, mi si dirà: trattasi di umana pietas.
Eppure è difficile ogni giorno lottare con facce contrite e piene di una compassione che non credo di meritare, perché in fondo non mi sento infelice. Anzi. Ed è difficile iniziare la conversazione sempre allo stesso modo: Ciao, allora hai trovato? E a provare di conseguenza, come già detto, a dover giustificare il proprio tempo, le proprie occupazioni.
Io cerco sempre di mostrarmi positiva e propositiva, e lo sono davvero, ma, ammetto, questa cosa mi sta stancando. Mi sta stancando al punto di voler evitare queste persone, amiche o quasi, e di preferire la solitudine. Penso poi che forse ci sia qualcosa di storto in me: non mi salterebbe mai in mente di spingere così tanto su di un argomento delicato con una persona che sta affrontando una difficoltà. Chiederei altro, ad esempio. Ma evidentemente il mondo non va così. E io non so difendermi da questa cosa, ma devo proteggere questa serenità che sento, in qualche modo.

7 commenti:

Micol ha detto...

Sono perfettamente d'accordo con te. Prima di tutto la tua serenità, poi tutto il resto. Se in questo momento va così amen, gli amici se son veri li ritrovi anche dopo... alla fine sono loro che non hanno il buonsenso di rendersi conto cosa è opportuno e inopportuno dire, mica tu.
I colloqui che mi scrivevi nel commento al post precedente, quando li hai? tanta merda!

smilablommainuk ha detto...

un sacco di persone vivono il lavoro come l'aspetto più caratterizzante delle loro vite. e infatti ne parlano spesso e se tu non lavori pare non riescano a categorizzarti come vorrebbero.
questo approccio non lo condivido per niente e io cerco di parlare di lavoro il meno possibile. poi, ahimè, mi tocca lavorare per vivere, ma la mia vita è tutto quello che faccio dopo il lavoro. anche se il lavoro mi dà delle pene.
sì sì, keep positive. o almeno provaci!

AnarchiColf AnoniMa ha detto...

La stessa domanda la fanno anche a me, di continuo, tutte le "amiche" che sanno che sono in cerca di un lavoro veramente retribuito...che nervi! Ma ce la faremo entrambe, perché le donne quando sono incazzate, rendono il 110%. E' così, non mollare, mica vorrai dar soddisfazione a un branco di sfigati? Nel frattempo anche se ti prendi un po' di tempo da sola, guarda che non è male, sai? Per niente male, anzi. Un abbraccione grande

Unknown ha detto...

Cara Briosche. Ti ho linkato fra i miei link preferiti poco tempo fa perche' mi sembri interessante da leggere. Anche a me da' un fastidio netto quella domanda. Cio' che ti posso suggerire, e' di inventarti una risposta vaga-standard e dire che lavori in proprio - nel settore dove ti piacerebbe lavorare- o dove intendi approdare o che comunque collabori occasionalmente...cosi' zittisci. A nessuno, in fin dei conti, interessa davvero come sprechiamo il nostro tempo - e se ci fai caso- non e' poi cosi' tragico essere felici a prescindere. Se poi la domanda ti si viene fatta da una persona che intende per davvero aiutarti, allora chiedigli un aiuto concreto.
Ti ammiro e ti apprezzo a prescindere. Non ci conosciamo, ma mi hai incoraggiata con questo post.
Francesca, http://francyna.iobloggo.com

Brioches ha detto...

@Micol:sapevo che potevi capirmi! I colloqui sono nei prossimi giorni/settimane, ne racconterò prontamente! ;-)
@Smila: Hai ragione, per alcuni il lavoro è il perno su cui costruire tutto, pure la propria identità. Però, come ben dici, mica tutti siamo così! Si, restiamo positivi!
@Anarchicolf: Quale onore! Seguo il blog da tempo, per un po' di sana empatia! Un abbraccio anche a te!
@Cara Francesa, per prima cosa grazie! Hai ragione, il discorso che fai è valido. Però la cosa più tragica è quando queste domande ti vengono fatte da gente che frequenti, con la quale magari ogni tanto ti confidi, che credi "amica": lì mentire vien difficile, se non impossibile. Però se nemmeno gli amici capiscono....Un caro saluto!

Unknown ha detto...

Cara, e' la terza volta che provo a riscriverti e spero di farcela. Non si tratta di mentire, ma di dire una mezza verita'... ed una volta che lavori, se sarai felice di condividere la notizie, beh, annuncialo e festeggia. Io, per esempio, sono costretta a dover cambiare continuamente... e vaglielo a spiegare ai parenti che continuamente chiedono... ed io generalizzo per soddisfare la curiosita'... sai quanto sarebbe complicato spiegargli tutti i miei spostamenti ed i miei cambiamenti! Cosa se ne devono fare loro con la mia professiojne?!? Ai tuoi amici, chiedi loro
gentilmente di smetterla di chiedere e di' loro che saranno i primi a saperlo quando avrai qualche notizia interessante al proposito (se proprio vogliono saperlo!)... Un caro saluto a te! Francesca, http://francyna.iobloggo.com

Brioches ha detto...

Ciao, grazie per la pazienza nel commentare! Hai ragione, a nessuno importa fondamentalmente. Dagli amici rimango un po' delusa, ma proverò a fare come dici tu, mi sembra un ottimo consiglio!
Però mo' con chi mi confido? :-))

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