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martedì 21 ottobre 2014

Al Museo di Arte Contemporanea

Ogni tanto spengo l'allarme stronzate in vista® (l'ho brevettato) e vado al museo di arte contemporanea. Devo spegnere l'allarme se no sento sempre una vocina insistente che mi dice : "Senti, andiamocene". L'ultima volta sono rimasta a lungo in contemplazione di un'istallazione: un muro bianco. Rifletteva la volontà dell'autore di immortalare la luce ad una particolare ora del giorno. Un muro bianco, perdio, il cliché assoluto: ho letto e riletto il depliant, e no, non mi è sfuggito nulla. Bene, poi dicono che l'arte va capita. Infatti io son sempre lì che cerco di farmi domande, ma non è che in giro si trovino molte risposte, che non emanino la solita puzza di fregatura. In fondo si tratta di mercanteggiare l'idea. L'artista ci è arrivato per primo, ne ha fatto arte: accettiamolo.
Tempo fa frequentavo uno di questi qui, quelli che si dicono artisti post-concettuali (ognuno ha quel che si merita, e non lo dico certo in senso positivo), e per il gusto di contrastarlo in ogni modo ho tirato fuori non so da quale baule della mia mente la mia parte rozza e materiale, refrattaria a ogni distorsione della realtà. E ho scoperto che mi piace molto, e da allora siamo sempre rimaste in contatto, mentre l'artista concettuale vagava nel suo cyberspazio.
 Però sento sempre che forse mi sta sfuggendo qualcosa: non voglio fare dell'arroganza una forma di ignoranza, e viceversa. Allora mi documento, studio, vado a ste mostre e happening, perché si deve conoscere fino in fondo pure quello che non fa per noi. Ci vado scuotendo la testa, cercando però di non catalogare a priori i presenti come illusi-alternativi e gli artisti come cialtroni.
Stavolta toccava ai retrofuturisti. Che è un po' come dire antichi-avanguardisti oppure vecchio-modernisti. Temo. E niente, il solito film concettuale di 45 minuti, suddiviso in capitoli. Foto sfocate, che vorrebbero rimandare al dagherrotipo. Oggetti banali messi in posa, come se questo bastasse a sancire l'originalità della pensata dell'artista.
Devo avere una faccia di quelle che la sanno lunga mentre tento di spiegarmi che in fondo ne vale la pena a regalare ore della mia vita così, ad cazzum, perché di solito vengo intercettata da questi estimatori, che muoiono dalla voglia di comunicare. Lì lancio la mia bomba di fumo negli occhi contemporanea  e con un: "Mi sembra tutto così interessante, in un certo qual modo" offro il mio contributo alla causa. Qualunquismo come se piovesse. In seguito, mi produco nel mio migliore sguardo perso nel vuoto e sospiro.
Quindi giro i tacchi e sola me ne vo' per la città.

5 commenti:

Filippo ha detto...

Ahahahah, pensa che in tempi di magrissima giravo anch'io per questi musei cercando d'intortarne qualcuna, meno sgamata di te. In alcuni ormai ero di casa, ogni tanto davo anche lo straccio, poi lo cacciavo in un angolo e lo spacciavo per opera d'arte che rappresentava la fatica del lavoro dell'uomo che si riflette nel mezzo da lui usato: non c'è mai cascato nessuno. La parte più difficile era fare l'esperto senza scoppiare a ridere della sicurezza con cui cercavo di andare oltre la spiegazione preconfezionata. La citazione di Nella Colombo è roba di altissimo livello, spero che sia original e non c'entri niente quel bagaglio delle Iene.

Micol ha detto...

Però c'è da riconoscere la tua di originalità eh... io avrei subito citato la tela tagliata! ma subito subito!!

Brioches ha detto...

@Filippo: l'associazione di Nella Colombo a Le Iene ha momentaneamente interrotto le mie sinapsi. Che vor dì? O forse è meglio la beata ignoranza in questo caso?
@Micol: ah, la mitica tela tagliata! :-)

Filippo ha detto...

C'era, o c'è ancora non lo so, uno dei soliti bagagli delle Iene che interrompeva conferenze stampa, esibizioni, spettacoli, ecc cantando "Perduto amore (in cerca di te)". Erano servizi talmente esilaranti che ogni volta che uno me ne parlava estasiato, smettevo di frequentarlo.

Brioches ha detto...

Capisco...Una canzone così bella...

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