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martedì 21 ottobre 2014

Al Museo di Arte Contemporanea

Ogni tanto spengo l'allarme stronzate in vista® (l'ho brevettato) e vado al museo di arte contemporanea. Devo spegnere l'allarme se no sento sempre una vocina insistente che mi dice : "Senti, andiamocene". L'ultima volta sono rimasta a lungo in contemplazione di un'istallazione: un muro bianco. Rifletteva la volontà dell'autore di immortalare la luce ad una particolare ora del giorno. Un muro bianco, perdio, il cliché assoluto: ho letto e riletto il depliant, e no, non mi è sfuggito nulla. Bene, poi dicono che l'arte va capita. Infatti io son sempre lì che cerco di farmi domande, ma non è che in giro si trovino molte risposte, che non emanino la solita puzza di fregatura. In fondo si tratta di mercanteggiare l'idea. L'artista ci è arrivato per primo, ne ha fatto arte: accettiamolo.
Tempo fa frequentavo uno di questi qui, quelli che si dicono artisti post-concettuali (ognuno ha quel che si merita, e non lo dico certo in senso positivo), e per il gusto di contrastarlo in ogni modo ho tirato fuori non so da quale baule della mia mente la mia parte rozza e materiale, refrattaria a ogni distorsione della realtà. E ho scoperto che mi piace molto, e da allora siamo sempre rimaste in contatto, mentre l'artista concettuale vagava nel suo cyberspazio.

lunedì 6 ottobre 2014

Pecorello e Long Island Iced Tea

Da quando vivo all'estero (e ormai tra andate e ritorni fanno un po' di anni) ho pian piano imparato a fare cose tipo:
- andare a zonzo da sola senza sentirmi una sfigata, ma intenzionalmente, per starmene per i cazzi miei, in mezzo alla gente. Un'attività sociale a impegno sociale zero.
- farmi piacere il supermercato: questione di pura sopravvivenza che è però diventato un hobby. Scegliere, capire che cazzo cercano di vendermi come prosciutto Dop, meditare l'acquisto sconsiderato del Pecorello in sostituzione a ben più saporiti formaggi. 
- confrontarmi con gente che in Patria non ho modo (ma nemmeno voglia) di frequentare: razzisti, e non ci si stupisce mai abbastanza di quanti ce ne sono in giro, maniaci della discomusic, estimatori di McDonalds, avvocati broccoloni e donne in menopausa. E per frequentare intendo farci dei discorsi e cercare di trovare un punto in comune. 
- guardare film in lingua straniera con sottotitoli in un'altra lingua straniera e non decidersi su quale idioma settare il cervello finendo per perdersi sia il dialogo che le immagini, ma facendoci complesse analisi e recensioni alla fine.
Mica cotiche!
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