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venerdì 19 settembre 2014

Salumieri e parrucchieri

C'è un articolo che ho letto un po' di tempo fa, non mi ricordo di chi e dove (andiamo bene...), che mi è rimasto in testa per molto. Parlava di migranti e di difficoltà linguistiche. Raccontava di questa ragazza che, per quanto avesse  raggiunto un livello molto alto, quasi perfetto, della lingua del suo nuovo paese, tuttavia non sentisse di riuscire mai pienamente ad esprimersi, e quindi preferisse evitare di trovarsi in difficoltà piuttosto che provarci e non essere capita. Lei portava ad esempio una delle situazioni tipiche di chi vive all'estero, ossia la spesa al supermercato: per anni confessava di avere guardato con occhio sognante tutto ciò che c'era dietro il bancone della salumeria, e ben sapendo che i prodotti freschi fossero più saporiti, preferiva comprare quelli già confezionati per non correre il rischio di non sapersi spiegare correttamente, di creare code e di spazientire gli altri clienti. Il suo essere finalmente a suo agio linguisticamente è stato segnato dal giorno in cui finalmente ha rivolto la parola al salumiere e ha chiesto quello che veramente voleva...(sembra l'inizio di un porno, lo so...)...

Tutto questo preambolo per dire che anche io ho avuto il mio momento di gloria, in cui finalmente mi sono sentita a mio agio in una lingua non mia. Dalla parrucchiera. Il che non è come ordinare due etti di prosciutto tagliato sottile, ma tant'è. Insomma vado lì e le spiego come deve sistemarmi, taglio, colore. Sembriam d'accordo. Mi ritrovo conciata come zia Assunta. Dice: e allora dove sarebbe il tuo gran momento? Aspè, il successo linguistico non è lì. E in fin dei conti quando mai una parrucchiera riesce a soddisfare pienamente le nostre aspettative? In questo caso però eravamo un po' oltre il limite dell'accettabile. E infatti io, tenetevi forte, ho polemizzato. Anzi di più, mi sono incazzata, in questa lingua in cui non so nemmeno esprimere sentimenti: lei ha chiamato i suoi quattro colleghi a far numero, e io ho spiegato i fatti con un'inespugnabile logica aristotelica, argomentando, facendomi valere, insomma.  Normalmente sono a corto di parole pure in italiano di fronte a un muro umano, e invece stavolta, come per magia, qualcosa a livello di sinapsi si è finalmente sbloccato, ho capito di aver vinto contro la mia barriera pscicologico-linguistica, e sono riuscita a convincerli che quello che avevo in testa poteva sì dirsi un capolavoro d'ingegneria tricologica, ma che io di lì con quel carciofo biondo in testa non avevo  intenzione di uscire. Checcazz....
La ragione è da la mia, lo so, e quando la parrucchiera ti concia come un pavone reale non ci sono margini di interpretazione  che tengano. Ecco. Convinti, si rimettono ad armeggiare sulla mia testa, decisi  a farmi vedere che a styling non li batte nessuno... Mah.
Tre ore dopo, ormai presa per stanchezza, mi ritrovo con un'acconciatura alla Raffaella Carrà dei bei tempi che furono, che già mi pare un gran passo avanti, arrivando alla conclusione che qui non è più questione di barriere linguistiche, ma di elargizione di capocciate sul naso e ginocchiate sugli stinchi.
Vabbè. A questo punto probabilmente se fossi andata dal salumiere, al posto di due etti di prosciutto mi avrebbe dato un po' di caciotta fetecchia...
Pago, maledico ed esco.
Che dire: ho vinto la mia difficoltà linguistica, ma ho perso la battaglia contro l'hair stylist...
Morale della faccenda:  sbloccarsi è un conto, capirsi è tutta un'altra faccenda...

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