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lunedì 29 settembre 2014

Cena al monastero

Questa che vedete qui al lato non è un'immagine propagandistica presa da un libro sulla felice e prospera vita in un bunker in piena Guerra Fredda nel blocco sovietico, con bevande fac-simile dal gusto un po' alterato, senape consumata a litri, radio con mangianastri ultimo modello, e asciugatrice il cui consumo in elettricità è del tutto compatibile coi tempi ancora sbarazzini dell'energia nucleare. La foto è in realtà stata fatta pochi giorni fa nella cantina-refettorio del monastero, dove l'ex-suora ora cuoca ha deciso di organizzare una cena per il suo compleanno, invitando alcune elette tra le coinquiline, fra cui, ovvio, non poteva certo mancare l'italiana, anima ciarliera (anche se condannata agli inferi) e vera estimatrice della buona cucina. 

 La festeggiata ci ha deliziato con delle specialità, di cui il mio stomaco, il mio fegato, e il monastero tutto, si ricorderanno a lungo. Che dire, a fare tornare alla memoria la splendida serata basterà  il sublime profumo del baccalà fritto che ha impregnato le pareti, i mobili, e financo i santini appesi in questo untissimo (e non più solo dal Signore, ah ah) posto. Si, perché il pesce è stato prima immerso in olio bollente, e scolato. Poi nel medesimo olio sono state fritte le patate. Quindi, in seguito con l'olio rimasto, un po' fumante, si sono messi a friggere per la seconda volta il baccalà e le patate già cotti, con l'aggiunta una mezza dozzina di uova. L'olio, a litri, è stato magicamente assorbito dal composto, diventato una sorta di polpettone primordiale dal peso specifico plumbeo.
Capite bene che è stata una cena, e una conseguente nottata, di quelle indimenticabili.
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