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sabato 13 aprile 2013

Quasi quasi mi faccio una sauna

Occorre andare a fare la sauna: l'otorino dice che mi farebbe molto bene. Piccolo problema: qui le saune disponibili sono miste e si entra esclusivamente nudi. E che sarà mai, sentenzia chi si crede persona di mondo. E poi mica staranno tutti a guardare: è un fatto culturale, neanche ci fanno caso. Voglio crederci. Stretta nel mio asciugamano, mi approprinquo rasente muri all'entrata della zona benessere, diretta alla sauna. 
La prima scena che mi si presenta agli occhi sono due omaccioni seduti  sugli sgabelli del bar, mentre sorseggiano quello che credo essere un cocktail analcolico. Nudi. Che cavolo, almeno si tenessero addosso la salvietta copripudenda! Voglio la mamma, un costume, delle mutande, un ventaglio, un paravento, un wisky doppio, qualsiasi cosa che mi eviti di osservare e di essere osservata. La porta stagna dietro di me si chiude e posso giurare di sentire delle chiavi che girano nella serratura e degli sghignazzi infernali provenire dallo spogliatoio.
Mi ripeto come un mantra: pensa alla salute, pensa alla salute! Vado avanti: gente che legge sulle sdraio nuda. Gente che discute allegramente, nuda. Gente che entra ed esce dalla piscina termale, nuda. Mi sembrano tutti tranquilli. E nudi. Ma questa gente, va detto, è composta per il 70% da giovani uomini ammiccanti.  Ma chi cazzo me lo ha fatto fare?  si sostituisce al mantra di cui sopra. Occorre però fare i disinvolti, sennò guardano ancora di più, questi assassini della pudicizia. Scelgo tra le millemila saune del centro benessere quella che mi sembra essere la meno affollata ed entro. Sistemo il mio asciugamano sulla panca e mi siedo nella fantastica posizione da contorsionista bulgaro nota come "copriamo l'impossibile": gambe incrociate e braccia strategicamente piazzate nei punti di focale interesse. Più che una sauna sto facendo una sessione di yoga. Ma tengo botta,  tesa come una corda di violino.
C'è chi va a fare una sauna per rilassarsi, ricordiamocelo. Non è il mio caso.
Intanto il mio cervello, che quando serve non c'è mai, decide di non sconnettersi e mi porta a cruciali riflessioni: perchè tolleriamo queste cose, la prossimità, la nudità, solo perchè c'è scritto vietato portare indumenti su un cartello? Quando mai, in altri contesti non codificati, troveremmo normale andare al bar senza vestiti? Se in un luogo pubblico siamo spaventati dalla vicinanza (penso a quello che vedo in metro: più ci si avvicina fisicamente nei momenti di sovraffollamento più ci si ricava un piccolo spazio vitale per evitare ogni contatto, anche solo visivo, con gli altri) come possiamo invece tollerare di stare in una piccola vasca idromassaggio con dei perfetti sconosciuti, nudi? Quando e dove inizia la sfera dell'intimità? Cosa stanno pensando le persone intorno a me?
Gente nuda che osserva gente nuda, facendo finta di non essere nuda, e soprattutto di non osservare: una faticaccia, questa sauna.
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