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martedì 2 aprile 2013

Quando il capo si incazza

Quando il capo si incazza, e questa volta fa impallidire la precedente, la sua rabbia arriva nuovamente sottoforma di mail indirizzata a tutti noi suoi sottoposti, senza nessuna dimenticanza, e si esplicita in un fiume di parole che poco spazio lasciano all'interpretazione.
Un bel regalino pasquale che è capace di contenere in poche righe un rimprovero, un'amara riflessione e una minaccia. Perchè si, il capo fa notare come "alcuni" (si spara nel mucchio) siano molto scrupolosi nell'annotare le ore di straordinario (maddai, ma allora esistono? E io che le consideravo parte della mitologia da ufficio...) ma altrettanto elastici quando si tratta di rispettare l'orario di entrata in ufficio o la presenza in sede.  Il capo paragona il luogo di lavoro ad una specie di porto di mare, dove non si sa mai chi c'è e chi non c'è, ma soprattutto se le assenze durante l'arco della giornata, momentanee o meno,  siano giustificate oppure no. Ma tu pensa... Ciliegina sulla torta, la minaccia: d'ora in avanti il capo veglierà personalmente (telecamere? spie? sensori?) affinchè il codice di condotta sia rispettato con la stessa minuzia dei famigerati certosini dello straordinario. Tiè. 
Uhm.
Vista la mia totale estraneità a queste logiche d'accattonaggio impiegatizio, e ai tentativi di fare la cresta sugli orari e straordinari, (tra queste quattro mura ci sto invecchiando), un bel e sticazzi di fronte a cotanta mail ci starebbe pure bene. Ma sta di fatto che l'italiana tanto gentile e decorativa, pure se sottovalutata ed incompresa, si becca in ogni caso il cazziatone globale e viene inserita nel girone dei fancazzisti da ufficio come tutti, senza aver commesso peccato, anzi essendo fin troppo onesta e decisamente in credito.
Qui tocca veramente iniziare a farsi furbi.
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