Pagine

martedì 23 aprile 2013

Il maglione peruviano

Non importa che siano in visita in un remoto paesino ai confini della civiltà o ad un meeting nella città più elegante e snob al mondo. Le mie colleghe, quelle apparentemente più intransigenti nonchè socialmente impegnate, si riconoscono al primo sguardo. No, non ne faccio una questione di stereotipo: è una costatazione che nasce da un lungo periodo di osservazione. Il dramma del dress code, del tentare di rappresentare visivamente cio' che si è, nella forma ancor prima che nella sostanza, da queste parti è cosa tenuta in grande, grandissima considerazione. E non è solo da un piccolo particolare, o da un accostamento poco felice, che la loro noncuranza attentamente studiata  si palesa: quì è tutto un fiorire di orecchini pendenti, di cavigliere con campanellini, pashmine dai colori sgargianti, capelli raccolti ad cazzum, orecchino al naso, jeans consunti, baffo selvaggio e maglione peruviano d'ordinanza. Spesso tutte queste cose messe insieme. Impegnate a battersi (anche) contro gli stereotipi, a ribaltare certe concezioni fasulle, queste paladine del buono e del giusto, ma non del buon gusto, hanno delegato in tutto e per tutto la grazia in funzione della causa dell'esibizione della sciatteria come strumento di protesta. Perchè la loro è la divisa dell'anticonformista che non cede alle logiche del mercato brutto e cattivo della moda, ossessione femminile infingarda e superficiale. Loro non si abbassano nemmeno al ricatto dell'estetista, veicolo della nuova forma di schiavitù, quella epilatoria, che imbriglia il nostro essere persone che non vogliono più negare la discendenza dalle scimmie. Oculate consumatrici che spendono metà dello stipendio in capi informi delle solite marche radical-chic per gente alternativa: no, non è cedere ad una forma più subdola di marketing. Non è adeguarsi a una nuova forma di uniformità. Certo, certo.
Per essere diverse, queste care colleghe, sembrano tutte uguali.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...