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venerdì 8 marzo 2013

Poveri spaghetti

Clint, aiuto...
Tra i tanti modi in cui ho visto cucinare gli spaghetti in questi anni (vedi qui e qui), quello che sto per descrivere è un metodo estremamente alternativo. Il frutto di cotanto delirio culinario è, ovviamente, dei nuovi coinquilini dell'est Europa che si premurano di farmi notare che quella che stanno cucinando non è una ricetta italiana
Nel caso in cui avessi avuto qualche dubbio.
Il procedimento prevede il riempimento di una casseruola d'acqua fredda, nella quale vanno inseriti gli spaghetti spezzati. Il tutto va messo immediatamente sul fuoco per una mezz'ora abbondante. Perchè attendere infatti che l'acqua bolla? Meglio risparmiare tempo e immergere subito la pasta, lasciandola agonizzare per un tempo infinitamente lungo: è una logica vincente. Certo. Ah, quasi dimenticavo: oltre ad ogni basica nozione circa la cottura della pasta, all'appello manca anche il sale. Ma davvero è il male minore.
Arriviamo alla salsa: estrarre dal frigo una mezza forma di formaggio semimolle e di un odore corposo proveniente dal pacco di derrate alimentari familiari, schiacciarne una buona quantità sul fondo di una ciotola e gettarvi sopra la massa di pasta, che dalle mie parti sarebbe definita come "pappone", o "sbobba infernale".
Ovviamente manca il tocco da maestri: una bella spolverata di parmigiano, pepe, olio, zucchero.
Zucchero, come no. Sulla pasta al formaggio è la morte sua.
Ma effettivamente no, non mi sembra una ricetta italiana.
E hanno pure il coraggio di dirmi: "No, ti prego, non guardarci così".
Ma come devo fare con questi barbari, come?
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