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martedì 19 marzo 2013

Dove c'è ciorbă c'è casa

Da quando mi sono trasferita, non passa giorno che in cucina non ci sia una pentola di ciorbă a bollire sul fuoco. I produttori di questi litri e litri di minestrone sono, neanche a dirlo, i miei nuovi e ruspanti coinquilini dell'est.
Un po' per esigenze di risparmio, un po' perchè fa bene alla salute, la ciorbă non manca mai alla nostra tavola. Ovviamente parlo di "nostra tavola" perchè nessuno viene escluso da questo rituale serale: si puo' rifiutare una volta, due o tre, ma alla quarta la  ciorbă ti tocca, che la pazienza ha dei limiti e l'incazzamento (loro) è sempre dietro l'angolo. Alle 6 di pomeriggio tutto è pronto, perchè a casa, non importa sia a migliaia di km da qui, si cena presto. Quindi, per ragioni di praticità, ho sostituito il té coi biscotti del dopolavoro con la mestolata di  minestrone. Un vero affare.
In ogni caso, devo ammettere, rientrare dopo una lunga giornata e ritrovarsi avvolti (l'appartamento bunker con cucina senza finestre si presta a creare una certa nebbia) da profumi tra i più svariati (di ciorbă ce ne sono almeno mille versioni differenti) suggerisce una certa idea di casa... Loro poi hanno quella voglia di riunirsi e ritrovarsi a fine giornata, la gioia per le cose semplici, e un genuino spirito di condivisione che poche volte ho incontrato, ma che mi piace tanto...
Certo, certo. Parlo come se avessi scelta.
E allora che ciorbă sia.
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