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domenica 16 dicembre 2012

Il tasso, la volpe, il capriolo


In una piccola valle, avvolti da un paesaggio maestoso che con alte cime limita l'orizzonte, ci si sente protetti. Lontani dalla città, ma non per questo isolati dal mondo, la montagna diventa maestra e guida, e, togliendo la visione dello spazio intorno, invita alla riflessione, all'immaginazione di ciò che sta oltre lo sguardo. Le vette offrono riparo, ma anche inquietudine e desiderio di scoperta: è facile sentirsi imbrigliati in una realtà piccola e apparentemente immobile. Il desiderio di andarsene, di cercare qualcosa oltre, si accompagna immancabilmente alla nostalgia di uno spazio in cui sentirsi umani, in cui ritrovarsi. Tutto può essere imparato e scoperto anche in una dimensione così parziale, e chi è rimasto non si è accontentato, perchè qui accontentarsi non significa arrendersi, ma ritenersi soddisfatti di ciò che si ha. Piccole cose. Come l'incanto del passare delle stagioni, quando tutto si colora e cambia faccia. La prima neve, che rende tutto magico e voluttuoso.
O ancora, scorgere un piccolo tasso che corre verso il suo rifugio, una volpe che si nasconde sospettosa tra gli alberi, un gruppo di caprioli che scende timidamente a valle per cercare un po' di cibo. Fermarsi ad ascoltare il vento che soffia forte e che scuote gli alberi, sentire il profumo della resina nei pineti, le nuvole che corrono veloci per lasciare spazio al cielo azzurro Non è mai scontata, la natura. E non è nemmeno semplice cogliere i regali che ci fa, quando ci mette di fronte alla sua verità, alla sua forza. Bisogna avere gli occhi bene aperti per emozionarsi ogni volta di fronte alla sua bellezza, per imparare ad amarla. Ci si deve avvicinare in punta di piedi, in silenzio. Con la curiosità del tasso, gli occhi bene aperti di una volpe, il passo leggero del capriolo.


domenica 28 ottobre 2012

Bestiario, il ritorno

In cucina col biondone, parte II

Questa sera si mangia...italiano!!!

Ingredienti:
- Spaghetti
- Olio, Cipolle, Carote, Mais, Funghi, Capperi, Olive, Concentato di pomodoro
- Tocco di genio dello chef

Preparazione:

Far bollire per una trentina di minuti gli spaghetti e lasciare a mollo per tutta la praparazione della laboriosa salsa. Inondare una pentola di olio, e mettere a soffriggere due o tre cipolle (belle grandi). Aggiungere carote a rondelle (feticcio del nostro chef), funghi, mais, olive e capperi. Versare del concentato di pomodoro e allungare con acqua. Quando il preparato è quasi a fine cottura ecco il tocco di genio dello chef: innaffiare il sugo con abbondante tabasco e spolverare con noce moscata.
Scolare gli spaghetti e incorporare.
La cena è servita.

Come scampare a tutto questo?
Con un grande classico. Come diceva il sommo poeta: questa sera io non ho fame.


giovedì 18 ottobre 2012

La riunione settimanale

Ogni giovedì, con l'epressione poco beata dei suini che si avvicinano al macello, ci dirigiamo tutti alla volta della sala conferenze per il realizzarsi di quel rito collettivo da ufficio, barbaramente noto come riunione settimanale. Abbandoniamo mesti le nostre postazioni che ci consentono privacy e fancazzismo e, armati di penna e fogli, ci prepariamo alla lotta psicologica. Perchè, in fondo, non si tratta che di questo. Nel Paese delle Meraviglie in cui mi trovo, il Direttore-uccel-di-bosco (che quando serve non c'è mai) si palesa in tutta la sua imponenza e autorità solo per celebrare questa liturgia. Capite bene allora che c'è poco da stare tranquilli. In un ambiente di lavoro in cui tutti godono della massima indipendenza lavorativa, dove tutto è politically correct fino allo sfinimento, dove il rispetto per la libertà intellettuale sta al di sopra di ogni cosa,  nessuno si permetterebbe mai di dare ordini, o di imporre scadenze. Come possono mai funzionare le cose quindi senza un controllo formale? Semplice, siamo in un Paese evoluto. Qui ci sediamo tutti attorno al lungo tavolo e iniziamo la riunione. Siamo di fronte ad una forma di controllo ancora più subdola: l'autocontrollo.
Il direttore prende per primo la parola, e, a turno tutti hanno diritto ai propri cinque minuti di terrore. Mani che tremano, voci nervose, volti tesi. Ognuno deve raccontare cosa ha fatto la settimana precedente e i propri piani per la successiva. Il direttore guarda e tace. Nessuno commenta, tutti osservano. Finezza tattica, quella del silenzio, che Sun Tzu apprezzerebbe sicuramente. La prima riunione, la ricordo ancora. Incurante della liturgia, ho provato a buttarla in caciara con una battuta. Mi sono sfracellata contro il muro del silenzio: non l'ho mai più rifatto. Ora mi limito a ripetere meccanicamente i miei compiti, ad un'esposizione asettica e concisa, e soprattutto a evitare ogni forma di umanità. La guerra è guerra.
E oggi, guarda un po', è giovedì.
Vado.

martedì 16 ottobre 2012

Il mio tempo

via FFFound
Sono le 8:20, piove, sto andando al lavoro. Seguo la fiumana di gente che scende dal treno come me, facce ormai conosciute. Il semaforo fuori dalla stazione ci mette una vita, fa freddo, tutti scalpitano. Al verde scattiamo veloci. Anche io corro, non so perchè. Ma inciampo, su di un cavo arrotolato e cado. Faccio in tempo a mettere le mani avanti, mi rialzo. Qualcuno si è fermato, mi guarda, sorrido. In ufficio disinfetto le mani, guardo i lividi alle ginocchia, nulla di grave. Guardo l'ora. Sono ancora le 8:20. L'orologio che porto sempre largo, e che mi scende sempre fino all'inizio del palmo della mano, è fermo, il quadrante graffiato. 
Era un regalo dei miei amici per la mia laurea. Da allora l'ho sempre tenuto al polso, a destra, non so bene per quale motivo. Lo tolgo. Lo farò riparare, se si potrà, quando tornerò a casa.
Passando davanti ad un negozio qualche giorno più tardi ho visto un piccolo orologio, nulla di pretenzioso. Semplice, ma carino. Sono entrata e ho deciso di regalarmelo. Probabilmente è una delle poche cose davvero mie, un modo per celebrare questo primo mese di lavoro, il mio primo stipendio.  Un modo per appropriarmi metaforicamente del mio tempo, anche, se proprio la vogliamo buttare sul filosofico-esistenziale.
Lo porto a sinistra ora, stretto al polso, un po' come fanno tutti.

domenica 14 ottobre 2012

Bestiario

Rieccoci con l'appuntamento Bestiario. Questa volta, dopo aver trattato i deliri culinari, procediamo ad esemplificare le pazze idee dei cari vitelli che vivono con me: in questa categoria, oltre ai presunti colpi di genio, rientrano anche tutte le domande inopportune, le convinzioni più sbagliate e le arroganze da pivelli con le quali mi trovo a dover combattere ogni giorno. 

Pazze idee
Il caso

Cosa rispondere alla domanda: "Ma perchè voi italiani non tagliate la pasta, prima di mangiarla?
Ora, andiamo ad analizzare il senso della frase, che non mi sembra così evidente. Il voi italiani  in questione è rivolto a me, che in questo angolo di modo rappresento "gli italiani" tutti, e fin qui ci siamo.
Per ciò che riguarda il "perchè non tagliate la pasta prima di mangiarla", direi che ci stiamo imbattendo in quel genere di domande che hanno come conseguenza immediata un leggero effetto-spaesamento nell'interlocutore. Effetto che si traduce nella percezione, a tratti convinzione, di non aver  sentito bene.
Si chiede al soggetto di ripetere.
"Perchè voi italiani non tagliate la pasta, prima di mangiarla?
Avevamo (noi italiani) sentito bene. Parte il lavoro delle sinapsi, che veloci cercano di cogliere il senso della questione. Le sinapsi non collaborano, si inceppano.
Si chiede all'interlocutore un qualche chiarimento.
"Ma si, voi italiani, quando mangiate gli spaghetti, non li tagliate col coltello come me! Ma perchè? Trovo assurdo che non lo facciate!"
E allora qui siamo davvero di fronte ad una pazza idea: l' assoluta convinzione di essere nel giusto e di avere qualcosa di importante da insegnare a noi italiani, sulla pasta.
Ogni mia spiegazione si è rivelata vana. Ogni tentativo di distoglierlo da questa pratica barbara è fallito.

Osservazioni:
Si osserva la mimica facciale: nessun segno di ironia o scherno. 
Si osserva il piatto: il soggetto in questione ha effettivamente tagliato i suoi spaghetti stracotti.

Conclusioni:
Caso disperato.


giovedì 21 giugno 2012

Minipony e balli da ufficio

Quando qualche settimana fa parlavo in modo assolutamente guardingo della proposta fattami dalla mia capa, in fondo non mi sbagliavo. Erano tutte cazzate. Nessun prolungamento di contratto. Nessuna proposta arrivatami dai piani alti. Nessuno, a parte la mia diretta superiore e l'altra responsabile, che però ha dato le dimissioni, ne sa nulla. Tutti mi chiedono se mi sto già guardando intorno, se ho trovato qualcosa, se tornerò in Italia. Con il mio solito cinismo ne ho già parlato qui, ma probabilmente non sono riuscita a fare passare un messaggio semplice: siamo carne da macello. E soprattutto: non ci sarà nessuna proposta. Nada, niet. Niente se e ma. Lo so perchè lì io ci passo otto ore al giorno, e in questi sei mesi un po' di cose le ho capite...Comunque, lasciando stare per un attimo il lato umano della faccenda, dato che ho creduto a questa proposta con la stessa intensità con cui credo all'esistenza dei minipony, dove sta la professionalità di questi tempi? 
Ma soprattutto: la mia capa mi chiederà scusa per aver gettato parole al vento illudendo il mio piccolo cuoricino (seh), glisserà, mi parlerà col cuore in mano o mi farà la sua solita danza paracula*? 

Propendo fortemente per quest'ultima ipotesi. 
Non vedo l'ora.

*Massima espressione delle danze appartenenti alla famiglia dei balli da ufficio, la danza paracula è sia un valido strumento per scrollarsi di dosso le ansie lavorative gettandole su un'altra persona attraverso rapidi movimenti di braccia (con cui ci si libera dei faldoni di documenti in eccesso), sia un utile e veloce aiuto nei momenti di impasse. Uno dei movimenti fondamentali della danza paracula consiste infatti  nell'ondeggiare rapidamente verso la porta con un sorriso ebete, accennando, ove la situazione sia particolarmente tesa, piccoli passi di quella che parrebbe essere una salsa cubana a ritroso. Questo tipo di danza genera un intenso choc nell'osservatore e un temporaneo stato di incredulità che rendono la performance utilissima nel caso in cui si voglia evitare ogni confronto diretto.
Praticata da sempre negli uffici in cui si tende a limitare lo scambio verbale al minimo necessario, la danza paracula è, come tutte le danze, espressione verticale di un desiderio orizzontale.
Più che orizzontale, in questo caso sarebbe  più opportuno parlare di un desiderio a 90°.


lunedì 7 maggio 2012

I know my chickens

Tempo fa scrivevo di loro.
Oggi mi mandano una mail.
Mi vorranno fare una nuova proposta? Rilanciare una possibile collaborazione? 
No, vogliono 1400 euro.
"I'm  in Spain and I am having some difficulties here because I was robbed. I want  you to please assist me with a loan of 1,400 Euro to sort out my hotel bills and  to get myself back home. I'll refund the money back to you as soon as I return"
Poi c'è chi dice: non partire prevenuta.
Certo, certo.

giovedì 26 aprile 2012

Sensi di colpa da ufficio

Esco per pranzo, può darsi che torni più tardi, mi dice la mia capa.
Torna e si presenta nel mio ufficio con un foulard attorno alla testa.
Avrà freddo, penso. La guardo con evidente perplessità.
Dopo un po' si rende conto di star facendo una figura da pirla e toglie il foulard. Si è tagliata i capelli, poco.
Nella pausa pranzo è andata dal parrucchiere. Perchè nasconderlo?
Entro nel suo ufficio per salutarla prima del weekend. Un cassetto della scrivania è aperto. Intravedo del cibo. Lei si affretta a chiuderlo con un gioco di piede che neanche a karatè insegnano. Vabbè, mangia nel suo ufficio. Perchè nasconderlo?
Grandi pigliate a male, in ufficio.



domenica 22 aprile 2012

La settimana

E menomale che è finita, questa settimana.
Sul fronte schiscette: poco o nulla da dichiarare. A parte le solite bistecchine vegetali della mia capa, stavolta accompagante da un tubero bianco (provenienza ignota), a parte il pranzo della segretaria costituito sempre ed esclusivamente da uno yogurt e tralasciando gli spaghetti al gusto bolognese riscaldati al forno della collega triste, tutto normale.
Sul fronte lavoro:
- Partecipazione ad una conferenza in cui il relatore, italiano, ci ha intrattenuti per due ore e mezza con un inglese così maccheronico che io, unica italiana della sala, non c'ho capito una mazza. Gli altri dormivano.
- Grandi guai per un fraintendimento con la segretaria, grande stress della sottoscritta, grandi notti insonni, grande corriere espresso che ha riportato tutto all'ordine.
- Arrivo del nuovo stagista. Ehm, no, non ci siamo.


mercoledì 18 aprile 2012

Cose da donne

Via FFFound


- Le vedi, con la french manicure fresca e col capello piastrato, camminare dinoccolate su tacchi; le loro borsette iperfashion al braccio, in quella posa innaturale un po' questuante un po' snob, e alla mano destra una sempiterna sigaretta. Ma le vedi anche sputare come un' armata di marines dopo una tempesta di sabbia. Le ragazze che abitano in questo Paese: peggio dei lama.

- La mia coinquilina ha un viso da bambola di porcellana e una camminata marziale cosi' mascolina  e perentoria da annullare in lei ogni traccia di femminilità. Una giovane corazziere in gonnella.

- Una delle prime settimane qui ho visto una scena che difficilmente dimentichero': nella via principale della cittadina in cui lavoro una signora armata di cintura le dava di santa ragione a un signore, che in compenso reagiva a parole. Dopo aver ferito l'uomo la signora si ricompone, si infila la cintura, e prosegue lungo la strada, come se niente fosse. Che classe.

 - Io non credo che la segretaria di uno studio medico possa chiederti  di spiegarle nel dettaglio il perchè necessiti una visita o quale sia il tuo problema clinico con un'aggressività e un fare indagatorio alquanto fastidiosi. Io, casomai, del mio problema parlerei direttamente col dottore, no? Tu, che sei la segretaria e basta, piglia l'appuntamento: non ti chiedo altro. Si tratta sempre di un'informazione riservata, legata al rapporto medico-paziente e che non vedo perchè condividere con tutta la sala d'attesa, dato che hai una specie di megafono incorporato. Niente di scabroso, eh, si tratta solo di una visita dall'otorino....pero' ecco, in questo bizzarro paese il concetto di privacy non mi è chiaro, quindi, gentilmente, cara segretaria, se evitassi di sbraitare, urlando come una pescivendola al mercato i fatti mie, lo apprezzerei.

- Se ridere allunga la vita, vedere la mia capa ballare una danza catartica con la grazia di un cingolato mi ha reso immortale. O catartica.

- Per finire, le donne di tutte le età di questo strano paese, che credono che i leggings siano dei comunissimi pantaloni da indossare in ogni occasione e in qualsiasi periodo dell'anno, sono appezzabili per la  capacità che dimostrano di fregarsene dell'imperfezione fisica, dei chili di troppo, della mutanda della nonna che si intravede nel tessuto liso, delle le fantasie leopardate o fluo abbinate senza criterio.

sabato 14 aprile 2012

La settimana

Via FFFound
Vince l'ambito premio schiscetta settimanale (nel senso che per tutta la settimana si è nutrita di atrocità) la mia capa, che ha definito cosi' le sue creazioni:
- "austere": bistecchine vegetali cotte in padella senza olio. Senza condimento, senza contorno.
- "non so che sto combinando":  insalata indiva e castagne bollite. In pentola con un po' d'olio, una scaldatina, e il pranzo è pronto.
- "è un pranzo triste": composto liquido dal colore marròn. Ma meglio non indagare oltre.
- "adesso scendo a comprarmi qualcosa": dopo aver tentato di mangiare ancora le bistecchine vegetali.
Vorrei inoltre far notare il mio serio impegno quotidiano nella creazione della schiscetta varia, sana e nutriente: caprese, pasta ai funghi, gratin di patate e riso alle verdure. Sarà anche per questo che il mio ex coinquilino freak-anarchico-insurrezionalista rivedendomi dopo qualche settimana, mi  ha detto per prima cosa: "Ma che bello, sei ingrassata"! Ahssì?? "Si, si vede dalla faccia e dalle mani".
Dalle mani: certo, certo.

giovedì 29 marzo 2012

Novità in ufficio

 Torno in ufficio dopo la pausa e scopro che le cose che mi perdo quando, per una volta, non pranzo al lavoro sono ancora più interessanti delle assurde schiscette:
- Una delle mie colleghe, svuotatrice professionista di lattine di lenticchie per l'ora di pranzo, da qualche tempo ha iniziato ad essere un po' diversa, strana. Ha smesso di mangiare legumi e a iniziato a rimpinzarsi di pizza, pane e prosciutto, con una verve che prima non aveva. Insomma oggi ha annunciato di essere incinta. Bello, fantastico. I miei colleghi fanno sapere che è una tradizione dell'ufficio: ogni 6 mesi nasce un bambino. Tra 4 mesi me ne vado.
- La collega dalla schiscetta creativa improponibile (miso soup e avocado) invece informa che abbandonerà il lavoro, lasciando tutti interdetti: niente più vestiti che sembrano grembiuli per la cucina (e con tutta probabilità lo sono), niente più guizzi di genio (incompreso) ai fornelli, come faremo?
- Magari ci consoleremo con il nuovo stagista, giovane e rampante. E magari dannatamente bello, speriamo.
- Lavoro più del dovuto, perciò il mio orario verrà drasticamente ridotto. Ma, siccome la collega ci abbandona, mi prenderò carico io di alcune delle sue cose. Praticamente non cambia nulla per me, ma questa...non è una novità!

domenica 18 marzo 2012

Vegan

Svegliarsi e scendere i cucina per prepararsi un cappuccino e trovare sulle scale il vegano seminudo, che corre verso la doccia coperto solo di un misero asciugamanino, non è un buon modo per iniziare la domenica....Il ragazzo è emaciato (diamogli una brioche!) in un modo quasi disturbante, ma se sta bene a lui...niente di male.
Il fatto che voglio sottolineare è come le sue abitudini alimentari, o forse dovrei chiamarle convinzioni, riescano a coinvolgere tutti quelli che vivono in questa casa: un' influenza positiva, direbbero certamente molti, ma pur sempre un nuovo limite, un altro obbligo, che si rispetta non perchè ci si crede, nessuno di noi altri è vegano, ma per quieto vivere (o essenzialmente per evitare il pippone di x ore su quanto sia malvagio mangiare carne e formaggio e quanto sia altrettanto deplorevole bere latte). Ovviamente la sua strategia è quella dell'attacco indiretto, del parlare in termini generali, senza mai indirizzarsi esplicitamente contro la persona o l'abitudine "scorretta"(ci mancherebbe), ma l'effetto che ha sortito è abbastanza dirompente. Di fatto la carne è demonizzata ed è grande tabù nella casa. Non voglio giustificare le mie scelte e il perchè io non sia vegana ( ora sembra quasi che essere non vegani sia un peccato: la strategia del pippone funziona, vedete!), quali siano le mie idee sul consumo e sul consumismo: il fatto di avere del pecorino nel frigo (ebbene l'ho trovato) o il bere un cappuccino ai suoi occhi  mi condannano senza alcuna pietà.
Quello che lui sostiene, nelle sue mille contraddizioni e incoerenze personali, non è tuttavia sbagliato: ha delle buone ragioni dalla sua. Nella sua recente "conversione" c'è però tutta l'intransigenza e la voglia di cambiare il mondo che spesso rendono difficile, se non assolutamente impermeabile, il confronto dialettico con chi quella riflessione non è ancora pronto a farla, non la condivide, o semplicemente non vuole farla. (Non è un obbligo!.. la strategia del pippone funziona, ancora... ).
Un rispetto a priori, privo di sostanza e reale comprensione, è quindi quello che riesce ad ottenere.
A che serve però?

giovedì 1 marzo 2012

Il sonno da ufficio

Dopo un lauto pranzo a base di schiscetta riscaldata, un caffè-brodaglia e un latte caldo che mi ha dato il colpo di grazia, sono pronta ad affrontare il pomeriggio in ufficio.
Ad occhi aperti e con una mano sul mouse, sperimento le nuove frontiere del sonno viglile.
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