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martedì 26 aprile 2011

E non si dica che non faccio nulla!

Dopo queste meritate vacanze pasquali (meritate, si, perchè cercare un lavoro è pur sempre un lavoro!) mi sto muovendo su diversi fronti. Questo mio rinvigorimento, che spero non si limiti alle intenzioni, ma produca anche fatti, da dove nasce? Ma dalla rilettura di due capisaldi della donna del terzo millennio: "L'arte della guerra" del caro Sun-Tsu e "Della Guerra", del tattico Von Clausewitz.
Grandi classici per la lotta alla disoccupazione.

martedì 12 aprile 2011

Attendere prego

E i risultati del concorso si fanno attendere. Lunedì, martedì, ancora nulla. Domani forse...
Non che abbia tutta sta gran fretta, eh!
Il risultato dentro di me lo so già, voglio solo vedere se c'ho azzeccato! (Dicon tutti così...)
I possibili scenari che si presentano, tanto per essere lucidi e analitici sono questi:
  1. Superare la prova scritta con un voto alto: pochi sbattimenti all'orale. Ipotesi realisticamente poco concreta.
  2. Superarla con un voto discreto: molti sbattimenti all'orale e poche certezze sulla possibilità di essere la prescelta. Ipotesi che prolungherebbe inutilmente l'agonia sulle sudate carte.
  3. Superarla: realismo, con una punta di ottimismo. Francamente liberatoria: vuoi che alla fine l'orale ribalti la tua situazione? Il primo della lista avrà un'improvvisa defaillance della memoria? No, e allora ci si presenta con grande scioltezza e senza troppo dispendio di energie e speranze.
  4. Non superarla con dignità: realismo estremo. Visto il tenore delle domande, vista la presenza della raccomandata di turno, sapientemente imboscata, è un'ipotesi plausibile. Potrebbe generare però risentimento, senso di colpa o frustrazione...(tutto quel tempo a studiare! non passare all'orale per pochi punti! I soliti raccomandati! e via dicendo...)
  5. Non superarla con disonore: punteggio talmente basso da risultare negli annali del comune come la disfatta dell'ego di una candidata e il fallimento del sistema scolastico italiano. Anche l'idea di giustificarsi con il proverbiale malessere o calo di zuccheri pare francamente risibile. Unica soluzione: battersela in ritirata e valutare attentamente l'idea di riproporsi ad un qualsivoglia altro concorso pubblico, dove, dopo il sonoro tonfo, si risulterà già schedati come soggetti non raccomandabili all'esercizio di una pubblica funzione.
E' questione di ore..(di giorni forse)

Il concorso pubblico

Non avrei mai pensato di affrontare nella mia faticosa ricerca di un lavoro, anche l'enorme mostro a tre teste, meglio noto come il "concorso pubblico". Le ragioni? Una generale sfiducia nella cristallinità delle selezioni, la perplessità per il lavoro burocratico, e non ultima, l'imponente mole di normative, regolamenti e nozioni da studiare. Ma ci provo! Con un preavviso di 10 giorni mi dedico anima e corpo al librone di 800 pagine che diventa il mio migliore amico, il mio confidente, il mio fidanzato. Non vivo che per lui. E qualche giorno fa, armata di tutte le mie belle speranze e perplessità, vado.
Per un posto di lavoro (un anno, rinnovabile) nella pubblica amministrazione, in un piccolo ma grazioso paese, si presentano una ventina di persone. Non troppe, dicono gli esperti. Abbastanza, se contiamo il fatto che hanno saputo del bando a pochi giorni dalla sua scadenza, come me. O perlomeno così dicono.
Tutti intorno a me hanno la faccia di chi è stanco, si è alzato presto, ha fatto colazione mangiucchiando qualcosa, di corsa, magari controvoglia. Hanno la faccia di chi un po' ci spera, di chi realmente ci crede e di chi ha una strana rassegnazione negli occhi.
Sono giovani, molti di loro freschi di laurea, e sono persone di mezza età, che cercano un impiego dopo anni passati a credere che un lavoro fisso lo sia realmente e che invece si ritrovano dal giorno alla notte a dover ricominciare tutto da capo. Il lavoro pubblico offre ancora l'idea di una certa sicurezza, pare.
La tensione c'è ed è palpabile. C'è chi l'inganna parlando, immaginando le domande, raccontando di se'. C'è chi tace e guarda un punto fisso, lontano. C'è chi ipotizza già di un vincitore raccomandato. Forse è così, forse no. Chi lo sa. Chi crede e chi ha smesso di farlo.

Casi umani e umane speranze, al concorso pubblico.

lunedì 11 aprile 2011

In medias res

Mi piacciono i racconti che iniziano in medias res, con tutti i fili narrativi inesorabilmente già intrecciati... Quelli in cui sei tu a dover fare uno sforzo per ritrovare il bandolo della matassa.
Queste due righe dicono di me probabilmente più di quanto un curriculum o una delle lettere di presentazione che ho scritto in questi mesi abbiano fatto.
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