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martedì 6 novembre 2018

Chi non vuole sentire

Scena: aperitivo dopo lavoro. (Forzato, al solito. Ma qui ci starebbe da aprire una grandissima parentesi sulla mia incapacità a risultare scortese e quindi a dire di no a questi inviti che mi gettano nel più grande sconforto, ma evitiamo, per pietà).
Protagonisti: collega mater familias, collega ingrugnita, ed io.
Frase cult: la pronuncia la meter familias, quella che è stata capace di dire: "Ma perché dobbiamo rinnovare il contratto a lei? Non possiamo prendere qualcun altro?", giusto per contestualizzare.
Questa volta, e credo abbia decisamente superato se stessa, pronuncia questa perla: "Ma scusa, se la nostra realtà cambierà accorpandosi ad un'altra più grande (ipotesi che si ventila da almeno due anni, e mai verificatasi), allora tu potrai restare con noi! Non  ti va? Non saresti contenta?"
Silenzio dell'ingrugnita, che non ce la fa neanche per sbaglio a far finta di essere solidale e a credere che possa essere un'idea positiva: per lei l'importante è chiaramente salvarsi il culo (e, notare bene, nessuno l'ha ai messo in pericolo), io posso pure dormire sotto un ponte. La apprezziamo per la sua sincerità? NO, mai. Se non l'avessi sentita con le mie orecchie raccontarmi le più grandi fandonie per mettermi nella merda...ma neanche in quel caso. Come si fa ad apprezzare la sincerità di chi non ha pietà o empatia? Di chi tutti i giorni è pesante, tignoso, omertoso...e che non si fa scrupoli ad alzare le spalle di fronte alle difficoltà altrui? A tutto c'è un limite, anche alla mia capacità di comprensione.
Ma analizziamo la frase: la mater la pronuncia per dare chiaramente voce a tutta la sua falsità e finto buonismo spruzzato da un cattolico perbenismo, lo stesso temibile mix  che le fa pronunciare la frase "io non credo molto, sono bigotta". Chapeau. (I miei neuroni però chiedono aiuto).
Attimi di silenzio, in cui io ripercorro a mente tutte le scorrettezze che mi sono state fatte, le frasi senza rispetto alcuno per il mio lavoro.
Le guardo, ed è lì che parte, direttamente dal mio cuore, ma anche dal mio cervello, quel "Ma andate a fare in culo, tutte e due", che sarebbe stato meraviglioso fosse stato colto in tutto il suo pesante carico di sopportazione e frustrazione degli ultimi anni e vissuto con momenti di puro imbarazzo, invece che come una battuta cinica, che scatena in loro grande ilarità.
Accettare un invito ad andare in quel posto, ed ascoltare la dura verità, non è cosa da tutti.