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martedì 15 ottobre 2019

Chissà poi perchè

Avere un blog, cercare di scriverci sopra in questi giorni fatti di immagini, di immagine,  ha ancora un senso? Può essere considerato un atto rivoluzionario, un intestardirsi contro la corrente di chi ci vuole analfabeti di ritorno, o, alla fin fine, rappresenta solo un ultimo baluardo del reazionismo di chi non si sa adattare al mondo? Chi lo sa.
Il potere mesmerizzante di un video o di una foto ha pochi rivali, la pagina scritta fatica a tenere il passo. Ti ci devi immergere dentro con un atto di volontà che spesso si scontra con la stanchezza di una lunga giornata, con il desiderio legittimo di lasciarsi cullare da un flusso più docile. Riporto il pensiero alle mie abitudini: leggo meno, scrivo meno, guardo senz'altro di più. 
Poi ogni tanto vengo a scrivere anche qui, chissà poi perchè.

martedì 16 aprile 2019

Beata te che sai le lingue

Una delle domande che mi hanno rivolto a ridosso della fine della mia ultima brillante esperienza lavorativa in Italia è stata, rullo di tamburi, questa: "Ma allora, cosa fai adesso? Torni all'estero?". Eh va beh, si sa che la donna è mobile, e io lo sono in modo apparentemente ancora più evidente viste le mie scorse peregrinazioni, ma questa facilità nell'immaginarmi a sradicarmi da un contesto e preparare valigie per lanciarmi ad cazzum in altre mirabolanti avventure la vedo frutto di un tentativo di minimizzare quanto, quella dell'andarsene ancora una volta, possa essere una decisione dura, capace di cambiare il corso stesso della vita. Staccarsi dai propri affetti, che non possono essere messi in un trolley come un paio di calzini, non è questione di poco conto, cara ex collega che me lo chiedi come se fosse una domanda normale, banale, come se non sapessi che io qua ho la mia vita. Ma tanto a te, che te ne è mai importato? Mi hai sempre considerato come un problema da risolvere. Meglio che me ne vada, e se me ne vado all'estero, ancora meglio. La vita degli altri non conta nulla, ce la siamo levati dalle palle: lo pensa, e non lo nasconde. Ha pure tentato di guardarmi con un filo di apprensione, mentre cercava di cacciare indietro la felicità.
Più subdola la capa, che mi interroga sottilmente con un: "Rimarrai ancora un po' da queste parti?". Anche lì, tu non sei stata in grado dopo i continui rinnovi di offrirmi qualcosa di serio e io dovrei prendere baracca e burattini e fuggire all'estero, tanto, si sa, un pied-à-terre e un lavoro di questi tempi te lo tirano dietro ovunque, tranne che in Italia. Come no, l 'importante è crederci.
Ecco, io vorrei soffermarmi su questo, sulla facilità con la quale viviamo le vite degli altri. Il "non hai un lavoro? Allora vai all'estero!" è diventato un modo banale per non risolvere un problema, per buttare ancora addosso a chi non trova una collocazione qui la colpa del proprio fallimento, perché l'estero è lì, a portata di mano come l'Eldorado.
Grazie al cielo però, questo non è  il pensiero di tutti. C'è chi quella domanda me la fa con la paura che la risposta sia, ancora una volta, si.

sabato 6 aprile 2019

Ripartire

Per ripartire occorre chiudere una porta, dicono i saggi. E io di ripartire ne sento l'esigenza, che qui prudono le mani dalla gran voglia di raccontare mille altre cose, e quando mi succede i pensieri si ingarbugliano e le parole non stanno appiccicate al foglio. Dunque, vorrei chiudere il racconto dell'esperienza lavorativa passata e appena terminata con qualche post random in tema, così sbrighiamo la pratica e archiviamo tutto nel fascicolo "E ora andatevene a fanculo", che devo ammetterlo, dal 2008 sta prendendo sempre più corpo. Dunque vi racconterò di come per settimane i miei sonni siano stati tormentati dalla necessità di verbalizzare i miei pensieri alle colleghe arpie, durante l'aperitivo di addio, del saluto della gran capa, donna dalla classe inaudita (mai termine fu più esaustivo) e di altre amenità che hanno segnato la conclusione di questo magnifico  e proficuo, parola che tanto piace a chi vuol parlare del nulla, rapporto lavorativo.
Poi magari parliamo del rabbino che si è sposato, dei treni che ho lasciato correre via con flemma bovina, della sauna qui in Italia, di cesaropapismo e teocrazia e delle calze di lana. Così, a cazzo.
A tra poco.